Qualche mese fa avevo preparato un post in cui immaginavo questo giorno.
E' un po' diverso da come lo immaginavo, non credo di rendermi ancora conto della portata.
Ci sarebbe molto da scrivere su questo giorno, sulle implicazioni che comporta avere un lavoro a tempo indeterminato in questo momento storico, in questo paese.
E' come finire per sempre il momento di sospensione che durava ormai da troppo tempo.
E' come prendere l'ultimissmo treno per tornare a casa perché grazie a dio, quel treno era in ritardo e non dovrai passare tutta la notte in stazione.
La serenità che questa notizia comporta per la mia vita, la nostra vita, i nostri progetti, le nostre famiglie è qualcosa di davvero enorme.
E in un mondo ideale o anche molto meno ideale, non dovrebbe essere così.
Nella totale impossibilità di scegliere, ho un lavoro che mi piace, con prospettive, con migliaia di benefits di cui ancora non conosco nulla.
L'idea di averlo trovato in questo terrificante deserto mi conferma ancora una volta che al di là dell'impegno, dei primi capelli bianchi, è necessaria tanta, tantissima fortuna.
L'unica nota stonata dalla quale fatico a separarmi oggi è il velo di profonda tristezza per quella che era la mia situazione fino a ieri. Per chi, senza andare lontano il lavoro sta per perderlo, per chi è costretto a trucchetti per sopravvivere e per chi il lavoro l'ha già perso.
giovedì 20 febbraio 2014
Della vita e della morte
Di Selvaggia lucarelli
Ieri ho scritto un post sulla Smutniak, sulla tragica meraviglia della vita che va avanti, visto che Kasia è incinta dopo la tragedia della morte di Taricone. Lo so che non esiste una classifica del dolore, ma in questa storia di elementi particolarmente dolorosi ce ne sono davvero tanti: Pietro e la sua giovane età, un successo stordente e poi la discesa, il paracadutismo che era una passione di Kasia trasmessa a Pietro, l'incidente con lei che si era lanciata subito dopo, la figlia che era lì, sul campo ad aspettarlo e la morte che era arrivata poco dopo. E poi una donna che s'è ritrovata vedova del proprio marito e ammogliata col dolore, il senso di colpa, la responsabilità di una figlia. Devastazione pura. Ora io mi domando. Come può certa gente misera e meschina venire qui a sputare veleno e bestialità varie, giudicando una donna a cui la vita ha concesso una seconda possibilità di felicità? Felicità per lei, per la figlia di Pietro e per la vita che sta per nascere. Che gente siete? Il lutto è un dolore, non una condanna. La morte di chi amiamo non va espiata con l'infelicità di chi resta, poveracci che non siete altro. L'amore per chi si è perso si ritrova nella vita che va avanti, nei nuovi pezzi che la compongono, nei ricordi che si mescolano al nuovo. E nell'incanto di una pancia che cresce, che si fa rotonda, dopo che la vita l'ha presa a morsi.
Davvero, siete dei poveracci. E a voi una seconda possibilità la vita non la concederà mai, perchè con la veletta nera sugli occhi per esibire il lutto, guardate solo la terra che calpestate, senza accorgervi della meraviglia del cielo che cambia sulla vostra testa.
Siete già dei morti, che giudicano chi sceglie, con coraggio, di celebrare la vita, pur conoscendone la crudeltà meglio di voi.
Ieri ho scritto un post sulla Smutniak, sulla tragica meraviglia della vita che va avanti, visto che Kasia è incinta dopo la tragedia della morte di Taricone. Lo so che non esiste una classifica del dolore, ma in questa storia di elementi particolarmente dolorosi ce ne sono davvero tanti: Pietro e la sua giovane età, un successo stordente e poi la discesa, il paracadutismo che era una passione di Kasia trasmessa a Pietro, l'incidente con lei che si era lanciata subito dopo, la figlia che era lì, sul campo ad aspettarlo e la morte che era arrivata poco dopo. E poi una donna che s'è ritrovata vedova del proprio marito e ammogliata col dolore, il senso di colpa, la responsabilità di una figlia. Devastazione pura. Ora io mi domando. Come può certa gente misera e meschina venire qui a sputare veleno e bestialità varie, giudicando una donna a cui la vita ha concesso una seconda possibilità di felicità? Felicità per lei, per la figlia di Pietro e per la vita che sta per nascere. Che gente siete? Il lutto è un dolore, non una condanna. La morte di chi amiamo non va espiata con l'infelicità di chi resta, poveracci che non siete altro. L'amore per chi si è perso si ritrova nella vita che va avanti, nei nuovi pezzi che la compongono, nei ricordi che si mescolano al nuovo. E nell'incanto di una pancia che cresce, che si fa rotonda, dopo che la vita l'ha presa a morsi.
Davvero, siete dei poveracci. E a voi una seconda possibilità la vita non la concederà mai, perchè con la veletta nera sugli occhi per esibire il lutto, guardate solo la terra che calpestate, senza accorgervi della meraviglia del cielo che cambia sulla vostra testa.
Siete già dei morti, che giudicano chi sceglie, con coraggio, di celebrare la vita, pur conoscendone la crudeltà meglio di voi.
venerdì 10 gennaio 2014
ANALFABETI
Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o
il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra
realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più. (Hannah Arendt)
Tralasciate ogni riflessione politica.
Un paese analfabeta è manipolabile, incapace di distinguere il vero dal falso, incapace di creare un senso critico proprio.
Ecco spiegata l'Italia e gli Italiani.
Più della maggioranza degli italiani, il 70 per cento, non ha le minime competenze necessarie per vivere e lavorare nel ventunesimo secolo. Solo una parte minoritaria raggiunge il secondo livello sia nelle competenze alfabetiche (42 per cento) sia in quelle matematiche (39 per cento), mentre quasi tre italiani su dieci sono al primo livello o anche al di sotto nei due ambiti di competenza.
Per competenze minime alfabetiche si intende la capacità di leggere dei testi brevi per cogliere un’informazione che contengono, comprendere un vocabolario di base o il significato di una frase e leggere in modo scorrevole. Mentre per poter dire di possedere delle minime competenze matematiche bisogna risolvere operazioni aritmetiche di base, capire percentuali semplici e identificare elementi in semplici grafici o tabelle.
FONTE : Rapporto OCSE
Tralasciate ogni riflessione politica.
Un paese analfabeta è manipolabile, incapace di distinguere il vero dal falso, incapace di creare un senso critico proprio.
Ecco spiegata l'Italia e gli Italiani.
Più della maggioranza degli italiani, il 70 per cento, non ha le minime competenze necessarie per vivere e lavorare nel ventunesimo secolo. Solo una parte minoritaria raggiunge il secondo livello sia nelle competenze alfabetiche (42 per cento) sia in quelle matematiche (39 per cento), mentre quasi tre italiani su dieci sono al primo livello o anche al di sotto nei due ambiti di competenza.
Per competenze minime alfabetiche si intende la capacità di leggere dei testi brevi per cogliere un’informazione che contengono, comprendere un vocabolario di base o il significato di una frase e leggere in modo scorrevole. Mentre per poter dire di possedere delle minime competenze matematiche bisogna risolvere operazioni aritmetiche di base, capire percentuali semplici e identificare elementi in semplici grafici o tabelle.
FONTE : Rapporto OCSE
mercoledì 20 novembre 2013
venerdì 8 novembre 2013
Donate a Wikpedia!
Credo che Wikipedia rappresenti una delle sperande più grandi del pianeta.
E' una speranza a bassissimo costo. Oltre alla donazione potete donare anche il 5*1000.
Sei grande! Grazie davvero per aver donato alla Wikimedia Foundation!
È in questo modo che paghiamo le bollette: grazie a persone come te che donano cinque, venti, cento dollari. La mia donazione preferita dell'anno scorso è stata quella di una bambina dall'Inghilterra, che aveva convinto i genitori a lasciarla donare la propria paghetta di cinque sterline. È gente come te, partecipando come quella ragazzina, che rende possibile per Wikipedia continuare a fornire un accesso libero e semplice a informazioni imparziali per ciascuno in tutto il mondo: sia per coloro che aiutano a pagarla, sia per chi non può permettersi di aiutarla. Un grande ringraziamento!
So che è facile ignorare i nostri appelli: sono contento che tu non lo abbia fatto. Da me e dalle decine di migliaia di volontari che scrivono Wikipedia: grazie per averci aiutato a rendere il mondo un luogo migliore. Useremo il tuo denaro con cura, e ti ringrazio di nuovo per la fiducia che hai riposto in noi.
Grazie,
Sue Gardner
Direttore Esecutivo della Wikimedia Foundation
Grazie per la tua donazione alla Wikimedia Foundation. È stata davvero apprezzata di cuore!
È facile ignorare i nostri banner, perciò sono davvero felice che tu non l'abbia fatto. È così che Wikipedia paga le proprie bollette: persone come te che donano un po' del loro denaro per permetterci di mantenere questo sito disponibile gratuitamente in tutto il mondo.
Molte persone mi hanno detto che donano a Wikipedia perché lo considerano un atto utile, e si fidano del progetto anche se non è perfetto, perché è scritto per loro. Wikipedia non è fatta per supportare una qualche agenzia di pubbliche relazioni o una particolare ideologia, né cerca di persuadere le persone a credere in qualcosa che non sia vero. Il nostro obiettivo è dire la verità, e lo possiamo fare grazie a te. Il tuo supporto economico al sito ci permette di restare indipendenti e di fornirti ciò di cui hai bisogno e ciò che vuoi da Wikipedia. Esattamente come è giusto che sia.
È necessario che tu sappia che la tua donazione non copre solamente i costi correlati al tuo uso del progetto. Il donatore medio copre i costi del proprio utilizzo ma anche per quello di migliaia di altre persone. La tua donazione rende Wikipedia utilizzabile da tutti: un'ambiziosa bambina di Bangalore che sta imparando da autodidatta a programmare al computer; una casalinga di mezza età di Vienna alla quale è stato appena diagnosticato il morbo di Parkinson; un romanziere che sta studiando la letteratura britannica di metà Ottocento; un bambino salvadoregno di dieci anni che ha appena scoperto Carl Sagan.
A nome di queste persone e del mezzo miliardo di altri lettori di Wikipedia e i suoi progetti fratelli, ti ringrazio per il tuo supporto al nostro impegno nel rendere la conoscenza umana disponibile per tutti. La tua donazione rende il mondo un posto migliore. Grazie.
La maggior parte delle persone non sa che Wikipedia funziona come un'associazione no profit. Magari potresti occuparti di diffondere questa e-mail a qualche tuo amico per incoraggiare anche loro ad effettuare una donazione. E se sei interessato, puoi provare tu stesso ad aggiungere qualche nuova informazione a Wikipedia. Se trovi un refuso o qualche piccolo errore, correggilo; se trovi qualche informazione mancante, aggiungila.
Apprezzo molto la fiducia che ci hai accordato, e prometto che utilizzeremo il tuo denaro al meglio.
Grazie,
Sue
Sue Gardner
Direttore esecutivo,
Fondazione Wikimedia
E' una speranza a bassissimo costo. Oltre alla donazione potete donare anche il 5*1000.
Sei grande! Grazie davvero per aver donato alla Wikimedia Foundation!
È in questo modo che paghiamo le bollette: grazie a persone come te che donano cinque, venti, cento dollari. La mia donazione preferita dell'anno scorso è stata quella di una bambina dall'Inghilterra, che aveva convinto i genitori a lasciarla donare la propria paghetta di cinque sterline. È gente come te, partecipando come quella ragazzina, che rende possibile per Wikipedia continuare a fornire un accesso libero e semplice a informazioni imparziali per ciascuno in tutto il mondo: sia per coloro che aiutano a pagarla, sia per chi non può permettersi di aiutarla. Un grande ringraziamento!
So che è facile ignorare i nostri appelli: sono contento che tu non lo abbia fatto. Da me e dalle decine di migliaia di volontari che scrivono Wikipedia: grazie per averci aiutato a rendere il mondo un luogo migliore. Useremo il tuo denaro con cura, e ti ringrazio di nuovo per la fiducia che hai riposto in noi.
Grazie,
Sue Gardner
Direttore Esecutivo della Wikimedia Foundation
Grazie per la tua donazione alla Wikimedia Foundation. È stata davvero apprezzata di cuore!
È facile ignorare i nostri banner, perciò sono davvero felice che tu non l'abbia fatto. È così che Wikipedia paga le proprie bollette: persone come te che donano un po' del loro denaro per permetterci di mantenere questo sito disponibile gratuitamente in tutto il mondo.
Molte persone mi hanno detto che donano a Wikipedia perché lo considerano un atto utile, e si fidano del progetto anche se non è perfetto, perché è scritto per loro. Wikipedia non è fatta per supportare una qualche agenzia di pubbliche relazioni o una particolare ideologia, né cerca di persuadere le persone a credere in qualcosa che non sia vero. Il nostro obiettivo è dire la verità, e lo possiamo fare grazie a te. Il tuo supporto economico al sito ci permette di restare indipendenti e di fornirti ciò di cui hai bisogno e ciò che vuoi da Wikipedia. Esattamente come è giusto che sia.
È necessario che tu sappia che la tua donazione non copre solamente i costi correlati al tuo uso del progetto. Il donatore medio copre i costi del proprio utilizzo ma anche per quello di migliaia di altre persone. La tua donazione rende Wikipedia utilizzabile da tutti: un'ambiziosa bambina di Bangalore che sta imparando da autodidatta a programmare al computer; una casalinga di mezza età di Vienna alla quale è stato appena diagnosticato il morbo di Parkinson; un romanziere che sta studiando la letteratura britannica di metà Ottocento; un bambino salvadoregno di dieci anni che ha appena scoperto Carl Sagan.
A nome di queste persone e del mezzo miliardo di altri lettori di Wikipedia e i suoi progetti fratelli, ti ringrazio per il tuo supporto al nostro impegno nel rendere la conoscenza umana disponibile per tutti. La tua donazione rende il mondo un posto migliore. Grazie.
La maggior parte delle persone non sa che Wikipedia funziona come un'associazione no profit. Magari potresti occuparti di diffondere questa e-mail a qualche tuo amico per incoraggiare anche loro ad effettuare una donazione. E se sei interessato, puoi provare tu stesso ad aggiungere qualche nuova informazione a Wikipedia. Se trovi un refuso o qualche piccolo errore, correggilo; se trovi qualche informazione mancante, aggiungila.
Apprezzo molto la fiducia che ci hai accordato, e prometto che utilizzeremo il tuo denaro al meglio.
Grazie,
Sue
Sue Gardner
Direttore esecutivo,
Fondazione Wikimedia
martedì 29 ottobre 2013
Questioni di scala
Ora, senza affossare la comprensione del mondo ad un totale disarmante e assoluto relativismo, mi chiedo se davvero si possa parlare della stessa cosa pensando pure di essere capiti.
Più semplicemente mi chiedo quanto gli strumenti e le sensibilità personali possano modificare a priori il giudizio e la comprensione di un'opera d'arte.
Ancor più semplicemente, a prescindere che possa esser piaciuto o meno a volte uno ha la sensazione di non aver capito un cazzo, o di non aver gli strumenti per capire a fondo, o aver la sensazione che quell'opera non è per lui, o che semplicemente quell'opera è un esercizio di stile di compiacimento da parte dell'autore.
Non è il caso specifico di tutto quanto sopra, ma guardando "La Grande Bellezza" il concetto di relativismo è alquanto spiazzante, soprattutto se si va a leggere qui cercando di capire meglio.
La Grande Bellezza è la sintomatica conferma, e cristallizzazione, di una “tendenza” incapace oramai di occultare un’assenza di sguardo, di prospettive, non solo di risposte ma di domande.
Potremmo chiamare questa tendenza “barocchesco”: un profluvio di movimenti di macchina e di effetti senza affetti, un bozzettismo avvilente, un grottesco che ottunde le asperità invece di potenziarle[...]
[...]Ciò che annichilisce di questa Grande Bellezza è proprio la patologica ingenuità del suo autore, un’ingenuità che tuttavia è raggelante ma certo non sorprendente, essendo Sorrentino un reciDivo. Gli slanci prometeici si risolvono in cadute clamorose e rovinose: un fuoco (fatuo) di fila di sequenze che si vorrebbero esemplari ma che restano alla “superficie del superficiale”
Oltre ad essere irritante e compiaciuto ai limiti dell’onanismo nella messa in scena del “dentro”, La Grande Bellezza delude anche come traversata della città eterna: una stucchevole “passeggiata” che si vorrebbe felliniana, ma che al massimo sarà ricordata come una versione intra muros del Granderaccordoanulare di guzzantiana memoria.[...]
Più semplicemente mi chiedo quanto gli strumenti e le sensibilità personali possano modificare a priori il giudizio e la comprensione di un'opera d'arte.
Ancor più semplicemente, a prescindere che possa esser piaciuto o meno a volte uno ha la sensazione di non aver capito un cazzo, o di non aver gli strumenti per capire a fondo, o aver la sensazione che quell'opera non è per lui, o che semplicemente quell'opera è un esercizio di stile di compiacimento da parte dell'autore.
Non è il caso specifico di tutto quanto sopra, ma guardando "La Grande Bellezza" il concetto di relativismo è alquanto spiazzante, soprattutto se si va a leggere qui cercando di capire meglio.
La Grande Bellezza è la sintomatica conferma, e cristallizzazione, di una “tendenza” incapace oramai di occultare un’assenza di sguardo, di prospettive, non solo di risposte ma di domande.
Potremmo chiamare questa tendenza “barocchesco”: un profluvio di movimenti di macchina e di effetti senza affetti, un bozzettismo avvilente, un grottesco che ottunde le asperità invece di potenziarle[...]
[...]Ciò che annichilisce di questa Grande Bellezza è proprio la patologica ingenuità del suo autore, un’ingenuità che tuttavia è raggelante ma certo non sorprendente, essendo Sorrentino un reciDivo. Gli slanci prometeici si risolvono in cadute clamorose e rovinose: un fuoco (fatuo) di fila di sequenze che si vorrebbero esemplari ma che restano alla “superficie del superficiale”
Oltre ad essere irritante e compiaciuto ai limiti dell’onanismo nella messa in scena del “dentro”, La Grande Bellezza delude anche come traversata della città eterna: una stucchevole “passeggiata” che si vorrebbe felliniana, ma che al massimo sarà ricordata come una versione intra muros del Granderaccordoanulare di guzzantiana memoria.[...]
giovedì 17 ottobre 2013
18 Life Lessons Learned From Traveling The World
By
Matthew Kepnes , here.
1. It’s not that hard.
Every day, people get up, go out the door to travel the world, and survive and thrive. Kids as young as 18 make their way around the world without any problems. All that worrying and fear I had before my trip was for naught – this traveling thing is a lot easier than people make it out to be. You’re not the first person to do it and there is a well-worn trail that makes it easy for first times to find their way. If an 18 year can do it, so can you.2. You learn a lot of life skills.
People who travel a better adjusted and less socially anxious people and traveling around the world has taught me to how to be more social, be adept and more flexible, and, most importantly, understand non-verbal communication a lot better. It has made me more independent, more open, and, overall, just a better person. There’s no reason to be scared that you might not have “it” in you. You’d be surprised how often you’ll surprise yourself.3. You are never alone.
It may seem scary just throwing yourself out there and talking to strangers, but we are all strangers in a strange land. At the end of the day, everyone is very friendly. It took me a while to get used to just saying “hello” to strangers, but now it seems like second nature. Everyone is just like you – they are alone in a strange place and are looking for others to be with. People travel to meet other people and that means you. Don’t be afraid to approach other travelers and locals. You’ll find that when you travel alone, you’ll never really be alone.4. You meet some of your closest friends traveling.
Whether it was in a restaurant in Vietnam, on a boat in Thailand, or walking into a hostel in Spain, when I least expected (or wanted) to meet people was when I met the best and developed the longest lasting relationships. And even though you may not see them for years, you still end up at their wedding, Christmas dinner, or family celebration. Distance and time cannot break the bond you formed.5. Relationships come and go on the road.
I’ve met lots of people on the road, including members of the opposite sex I’ve found attractive. But the nature of travel doesn’t always lend itself to long-term romantic relationships. It’s hard to make something last when everyone moves in different directions and holidays end. If you get too attached too often, you’ll have nothing but heartache as people come and go. But I’ve realized you need to simply enjoy your time together and live in the moment. Dwelling on the future will only keep you from making that leap.6. But chase the ones you like.
Yet once in a while, you’ll find someone you really connect with. Meaningful romance on the road does happen. And when you have nowhere to be and no place to go other than where you want, sometimes there is no reason not to follow. Don’t force yourself to say another good-bye if you don’t have to. Pursue it even if the distance seems too vast and the circumstances not right, because you never know where it could lead or how long it might last because, once in a while you meet the one and when you do, you should do everything you can to stay with them.7. It’s good to try new things.
I used to be a very rigid person, but traveling has helped me loosen up and expand my worldview. I’ve pushed myself to the limit, eaten new food, taken cooking classes, learned magic tricks, new languages, tried to conquer my fear of heights, and challenged my established views. Travel is all about breaking out of your comfort zone and enjoying all the world has to offer.8. Be adventurous.
Doing the canyon swing was tough. So was jumping off the boat in the Galapagos. As was eating the maggots in Thailand and caterpillars in Africa. Then I got my butt kicked in Thai boxing. And, while I won’t do most of those ever again, I don’t regret trying new things. Scare yourself once in a while. It makes life less dull.9. There is no such thing as a mistake.
No matter what happens on the road, it’s never a mistake. As was once said, “your choices are half chance, and so are everybody else’s.” When you go with the flow and let the road just unfold ahead of you, there’s no reason to have regrets or think you made a mistake. You make the best decisions you can and, in the end, the journey is the adventure.10. Don’t be cheap.
When you travel on a budget and need to make your money last, it’s easy to be cheap. But why live like a pauper at home while you save so you can skip the food in Italy, the wine in France, or a sushi meal in Japan? While it is good to be frugal, it’s also important to splurge and not miss out on doing once-in-a-lifetime things. Who knows when you will get another chance to dive in Fiji?! Take every opportunity.11. That being said, don’t be wasteful.
But remember you aren’t made of money, so don’t always feel like you need to party with your new friends every night or do every activity in a new place. Sometimes it’s OK just to sit around and relax or cook your own meal. Be frugal, but not cheap.12. Drop the guidebook.
Don’t be so glued to a book. You can travel fine without it, especially with so many good alternatives on the Internet these days. You’ll buy it and hardly use it anyway. Just ask people for tips and information. That will be your best source of information, especially for those off-the-beaten track destinations and hole-in-the-wall restaurants that no one’s ever heard of but serve the best food you can imagine.13. It’s never too late to change.
Even if you aren’t the traveler or person you want to be in your head, it’s never too late to change. Travel is all about change. The more you say “tomorrow,” the less likely it is that tomorrow will ever come. Traveling has shown me aspects of my personality I wish I didn’t have and also shown me I’m really lazy. I’ve always lived by the phrase “Carpe Diem” but sometimes I don’t really do it. It’s never too late though and realizing that has made being more pro-active a lot easier.14. Relax.
Life is amazing. There’s no reason to worry. The universe unfolds as it should. Relax and just go with it. You can’t change the future – it hasn’t happened yet. Just make the best decisions you can today and enjoy the moment. Don’t get caught up trying to see all the “must sees.” There’s nothing wrong with spending a day playing games, reading a book, or lounging by the pool.15. Learn more languages (seriously).
There’re some great benefits to not knowing the local language – like miming out “chicken” to let the lady know you want eggs for breakfast – but learning languages is very helpful when you travel, and works out great when you meet other travelers. There’s also nothing like surprising people by speaking their language. Moreover, knowing basic phrases will endear you to locals who will appreciate the fact you went the extra mile. You’ll find people will be much more helpful, even if you struggle to say hello.16. Wear more sunscreen.
Seriously. Science has proven it helps, and with all that beach time you do when you travel, you could always use a little more. Being tan is great. Having skin cancer is not. SPF up.17. People are good.
All over the world, I have encountered amazing people who have not only changed my life but have gone out of their way to help me. It’s taught me that the old saying is true – you can always depend on the kindness of strangers. My friend Greg taught me long ago not to be guarded against strangers. That experience when I first started traveling changed everything and when you travel with an open heart, unexpected goodness will happen. 99.9999% of the people in the world aren’t murders, rapists, or thieves. There’s no reason to assume someone is one. Sometimes people are just trying to be friendly.18. There’s no such thing as must-see.
This is your trip. No one else’s. Everyone’s journey is their own. Do what you want, when you want, and for how long you want. Don’t let anyone tell you aren’t a real traveler for skipping the Louvre, avoiding some little town in Peru, or deciding to party in Thailand. This your journey. You owe no one an explanation.I’ve learned more about the world and myself in the last seven years of travel than I had in the previous 25 years of my life. No matter what happens in the future, I know that travel has taught me life lessons I never would have learned had I stayed in my cubicle job.
Find a way to travel as often has you can to all the destinations you dream about. They will change your life.
venerdì 16 agosto 2013
The Scale of the Universe
Dalle forme (teorizzate) più piccole della materia al massimo dell'universo osservabile.
Il fascino di questo semplice sito rimane immutato da anni.
Il fascino di questo semplice sito rimane immutato da anni.
domenica 28 luglio 2013
Spring Brakers: ovvero il gangster che suona Britney Spears al pianoforte
Tranne che per la fotografia, il tripudio di vagine bagnate dei primi 20 minuti, il petting prepornografico che ogni uomo vive guardando quelle feste, le erezioni al pensiero di poter (ri)vivere i 18 anni in feste che mai neanche lontanamente hanno assomigliato a quelle...
Insomma, fatto salvo per la masturbazione, e/o il rammarico di non aver visto nulla di simile se non in tv, il film presenta anche un ganster di Miami che suona Britney Spears al piano, qualsiasi considerazione o analisi del film sarebbe quindi eccessiva vista la ridicolaggine del tutto.
Unico appunto, la cultura del porno è cultula dello stupro ma vive in una sua dimensione assurda e irreale. Banalizzare l'immagine delle adolescenti in bikini così avvicina ancor di più i deboli di mente all'idea che vabbé, in fondo, magari perché si è bevuto, non è poi così grave.
QUI, qualche foto di un reale Spring Broke.
Insomma, fatto salvo per la masturbazione, e/o il rammarico di non aver visto nulla di simile se non in tv, il film presenta anche un ganster di Miami che suona Britney Spears al piano, qualsiasi considerazione o analisi del film sarebbe quindi eccessiva vista la ridicolaggine del tutto.
Unico appunto, la cultura del porno è cultula dello stupro ma vive in una sua dimensione assurda e irreale. Banalizzare l'immagine delle adolescenti in bikini così avvicina ancor di più i deboli di mente all'idea che vabbé, in fondo, magari perché si è bevuto, non è poi così grave.
QUI, qualche foto di un reale Spring Broke.
lunedì 22 luglio 2013
Violenza
Ho
ricevuto una quantità impressionante e preoccupante di messaggi di
donne che mi raccontano storie di violenza domestica che farebbero
dormire male la notte anche il peggior orco. Ne ho scelta una, dura,
scritta meravigliosamente, dolorosissima. (ho chiesto il permesso di
pubblicarla, ovviamente) E grazie a tutte voi che avete scelto di
condividere le vostre storie con me. Eccola:
Selvaggia buonasera.
Mi ritrovo in una calda sera estiva a scriverti, come se tu, attraverso
e tue schiette considerazione riguardo il caso di Anna Laura, potessi
essere in grado di esorcizzare il mio di incubo.
Credo che siano
molte le donne che in queste ore abbiano deciso di utilizzare il tuo
coraggio, la tua non paura del giudizio a mero scopo egoistico e
terapeutico.
Sono Paola, ho 37 anni e un incubo: la mia violenza subita, inconfessata e impunita.
Non mi aspetto una risposta, non mi serve.
Il mio lato malato, succube e fortunatamente passato, ha bisogno di un
atto di egoistico di protagonismo e so, che nel solo gesto di scriverti
otterrò ciò che aspetto da anni: l'essere ascoltata senza giudizio.
E cosi ritorno Paola, 22 anni e la paura come compagna fissa.
La relazione, via di fuga ad una famiglia in condizioni economiche
disperate, il peso di una coppia genitoriale anaffettiva e spenta
dall'anoressia di una madre e dall'alcolismo di un padre assente e
depresso.
Ritorno Paola, 22 anni una valigia e il mio primo
appartamento, la prima relazione presa al volo, come a determinare la
mia indipendenza.
Lui, l'uomo, l'ex tossicodipendente, incapace di affrontare la vita dopo la dipendenza di sei anni alla comunità.
La sottile dipendenza psicologica, non la spiego non serve, l'ho subita e subita.
Perdoni, cambierò, lo faccio per amore... parole trite, conosciute ad
ogni donna che sente quella forza che si chiama salavataggio.
taglio
corto, i fatti coincisi: segregazione, interruzione dei contatti
familiari e di amicizia, senso di inadeguatezza e colpa...
legame forte e gravidanza: calcipugnisberle, una sequenza interminabile intervallata da pentimenti "ho bisogno di te..."
Fino a che...
Sono consapevole di scrivere in modo inconcludente e sgrammaticato, non
mi interessa, non rileggerò e non correggerò questa mia missiva, non mi
interessa farlo.
il punto é un'altro!
una coltellata al viso, riparata dal mio avambraccio, il sangue e una trentina di punti
"un incidente, un vetro rotto, mille scuse, nessun supporto"
ero all'ottavo mese di gravidanza.
il calore tra le gambe, il sangue e le contrazioni.
la mia bambina, partorita morta (non scrivo senza vita, MORTA UCCISA AMMAZZATA) queste sono le parole giuste.
partorita senza aiuto con solo la speranza di poterla vedere, pochi
secondi per incidere un ricordo diverso dal dolore e dl sangue.
Per la legge non una bambina, ma uno scarto, finita tra tonsille e appendiciti, gambe amputate e tumori asportati.
Ma lei é L., é mia, solo mia.
nessuna denuncia né condanna, nessuna giustizia,
L. é nata per darmi la forza di scappare e la certezza che questo non accadrà più, non a me né a nessuna donna che incontrerò.
Sono Paola, ho 37 anni, mi occupo di donne che subiscono violenza, non per vendetta, ma per amore verso di loro.
non sono contro la violenza sulle donne (espressione semplicistica e abusata) sono contro gli uomini violenti.
Paola, che ogni notte rivive i suoi 22 anni.
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