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venerdì 27 gennaio 2012

A Ragione

Non ci vedo nulla di male a tirare uno sculaccione a mio figlio perché butta della plastica in mezzo ad un parco, ma se glielo tira qualcun'altro l'ammazzo.
E' un po' questo il leitmotiv della discussione.

Oggi è l'importantissima giornata della memoria.
E sempre oggi Il Giornale riesce a battibeccare con il Der Spiegel che c'aveva accusato, a ragione, di esser un popolo di Italiani, dove Italiani=Schettino=scappa quando la nave affonda.
Forse se la sono presa perché il nostro premier aveva definito, a ragione, culona inchiavabile, il loro primo ministro.
Così il Giornale, con la cautela e l'eleganza che lo contraddistingue, titola:

Il Der Spiegel non è nuovo a queste provocazione, vorrei ricordare la P38 nel piatto di spaghetti.
In passato ho pubblicato copertine dell harem di Berlusconi e della deriva (economica,politica) dell'Italia, ma quello è un dato oggettivo e statistico, definire un popolo per stereotipi è molto diverso.
Pure Letterman ha fatto un sacco ridere quando nei giorni scorsi parlava di Schettino, poi, nei vari blog, a ragione, si è discusso se prendere lezioni da nazioni che assolvono chi gioca con i cavi delle funivie.


Ora, ognuno è libero di esprimere il proprio parere su avvenimenti esteri, ci mancherebbe, anche perché molte tragedie prima di essere Italiane, Americane, Tedesche, sono caraterizzate da idioti senza bandiera e situazioni difficili, facili solo a posteriori parlando da una scrivania.
Però sarebbe il caso di farlo con cura e senza spocchia, perché, a quanto pare, ce n'è per tutti.

lunedì 16 gennaio 2012

Regole - Metafora della leadership - Non Eroi

UPDATED

300 mila anni di evoluzione dell'uomo, migliaia di anni di evoluzioni nelle strutture sociali organizzative, almeno 100 anni di purissima tecnologia non possono nulla se al comando di una zattera, di una nave, di un paese c'è un idiota privo di buonsenso.



Ecco come l'immane potenza tecnologica annichilisce per contrappasso davanti ad una stupida pietra se, chi la gestisce, non rispetta semplici limpidissime regole.




"L'Italia è piena di comandanti Schettino, persone incapaci che senza alcun merito risiedono nei posti di comando." (M.Crozza)


In Italia si proclama eroe chi fa il proprio dovere, in maniera oltretutto non pericolsa nello specifico.
Fare il proprio dovere in Italia al giorno d'oggi rimane un pregio profondo che se diffuso ci renderebbe incredibilmente migliore, ma l'Eroe è colui che rischia qualcosa della propria esistenza oltre l'ordinario.
E poi c'è una cosa che proprio non mi torna.
Dei 52 viaggi l'anno, la capitaneria di porto aveva sempre avvallato quella rotta sciagurata in maniera informale magari per godere del folclore di quella fortezza galeggiante? E ancora, una nave di quella stazza la pilota uno solo? Sarò influenzato dalla filmografia probabilmente astorica dei film sui sottomarini, ma siamo sicuri che l'equipaggio in cabina di comando abbia usato tutti gli strumenti possibili per far cambiare idea al comandante o è stato semplicemente un "eseguivo semplicemente gli ordini, quindi non sono colpevole?"(vedasi SS a Normiberga.)

di Marco Bracconi, Repubblica.it

Se un ufficiale fa semplicemente il suo lavoro dando ordini a un capitano vigliacchetto, diventa un mito nazionale.  Se un bravo professore diventa presidente del Consiglio dopo Berlusconi è subito un genio della politica. Se un amministratore non ruba lo si porta a modello per i giovani.
Quando la normalità è un horror generalizzato, o al massimo una commedia di serie B, basta poco per diventare eroi. Ed è così che la realtà culturale di un Paese diventa una fiction senza capo né coda.   
Se è ancora vero che è beato quel paese che non ha bisogno di eroi, allora è ancora più vero che è disperato il paese che gli eroi se li inventa, anche dove eroi non ce ne sono affatto.

LA FOTOGRAFIA - De Falco, Troppo facile chiamarlo eroe
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