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mercoledì 7 maggio 2014

La seduta di oggi è stata illuminante

Esistono persone che non vogliono essere salvate.

Alle volte, la patologia delle persone intriga la parte irrisolta di noi stessi. 
Proviamo l'innamoramento e poi ne rimaniamo attaccati.
Nel nostro profondo lo sappiamo, l'abbiamo sempre saputo. Siamo noi che non siamo riusciti ad ammettere che non sarebbe cambiato nulla.
Provare ad aggiustare gli altri ci sembra facile ma è provare ad aggiustare noi stessi.
Ed è tutto inutile.

Esiste sempre un vantaggio secondario per le persone che lì vogliono rimanere, a volte sono attenzioni, a volte è altro. Sembra impossibile ma persino restare nella malattia è alettante pur di avere quel qualcosa in cambio.

Le persone non cambiano perché lo vogliamo e non cambiano se non lo vogliono.

Il cambiamento richiede uno sforzo maggiore del restare uguali e occorre coraggio per guardarsi allo specchio e vedere oltre il proprio riflesso.



giovedì 20 febbraio 2014

Della vita e della morte

Di Selvaggia lucarelli
 
Ieri ho scritto un post sulla Smutniak, sulla tragica meraviglia della vita che va avanti, visto che Kasia è incinta dopo la tragedia della morte di Taricone. Lo so che non esiste una classifica del dolore, ma in questa storia di elementi particolarmente dolorosi ce ne sono davvero tanti: Pietro e la sua giovane età, un successo stordente e poi la discesa, il paracadutismo che era una passione di Kasia trasmessa a Pietro, l'incidente con lei che si era lanciata subito dopo, la figlia che era lì, sul campo ad aspettarlo e la morte che era arrivata poco dopo. E poi una donna che s'è ritrovata vedova del proprio marito e ammogliata col dolore, il senso di colpa, la responsabilità di una figlia. Devastazione pura. Ora io mi domando. Come può certa gente misera e meschina venire qui a sputare veleno e bestialità varie, giudicando una donna a cui la vita ha concesso una seconda possibilità di felicità? Felicità per lei, per la figlia di Pietro e per la vita che sta per nascere. Che gente siete? Il lutto è un dolore, non una condanna. La morte di chi amiamo non va espiata con l'infelicità di chi resta, poveracci che non siete altro. L'amore per chi si è perso si ritrova nella vita che va avanti, nei nuovi pezzi che la compongono, nei ricordi che si mescolano al nuovo. E nell'incanto di una pancia che cresce, che si fa rotonda, dopo che la vita l'ha presa a morsi.
Davvero, siete dei poveracci. E a voi una seconda possibilità la vita non la concederà mai, perchè con la veletta nera sugli occhi per esibire il lutto, guardate solo la terra che calpestate, senza accorgervi della meraviglia del cielo che cambia sulla vostra testa.
Siete già dei morti, che giudicano chi sceglie, con coraggio, di celebrare la vita, pur conoscendone la crudeltà meglio di voi.
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