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lunedì 22 luglio 2013
giovedì 8 marzo 2012
The violence party: at your own risk
UPDATE
Perché gli uomini odiano le donne
Oggi è la festa delle donne blablabla...
ma parliamo di cose serie, oltre 6 milioni di donne in Italia hanno subito violenze, un omicidio ogni 3 giorni, migliaia di stupri sommersi e riassumendo una statistica si potrebbe dire che la principale causa di morte delle donne è il marito o più genericamente l'uomo di casa.
Strutture adeguate di tutela e sostegno, impegnarsi a cambiare nell'uomo (dal marito al carabiniere che compila il verbale) la cultura che uno ceffone non è di lieve entità e neanche dovuto...
Ottimo, ma poco efficace, questa è protezione passiva, funziona male e rischia di essere inutile, almeno nel breve periodo, perché in molti contesti c'è la cultura della violenza e la legittimità di esercitarla sulla donna.Cambiare questa distorsione della realtà potrebbe richiede generazioni e non sarà certo un bugiardino sponsorizzato dal ministero delle pariopportunità a fermare bestie dal continuare la mattanza.
Esistono metodi migliori per prevenire anziché curare?
Ci sono storie, come la sua che ci raccontano di una vita infernale, dove all'inizio va tutto bene e poi tutto sfocia nell'inferno.
Col massimo rispetto per il suo caso specifico scusate ma io a questa cosa della metamorfosi totale non ci credo minimamente.
Credo invece che la maggior parte delle vittime ignorino enormi campanelli d'allarme nella falsa speranza che le cose possano migliorare anziché peggiorare. E vedendo quanti omicidi avvengono nell'istruito ed emancipato nord, non ne farei neanche un discorso culturale.
Se vogliamo meno vittime bisogna potenziare la donna fornendole gli strumenti culturali e psicologici affinché non rimanga sola e comprenda tempestivamente tutti i segnali di un rapporto potenzialmente pericoloso.
E qui finisce la parte politically correct.
Sono frustrato, è una questione complessa, si potrebbe fare come negli articoli di questi giorni in cui si evidenziano i numeri dei mostri, di quanti siano gli stupri, gli omicidi.
E per carità, forse considerando l'effetto mass-iccio dei media è giusto e utile che sia così, che si diffonda la sacrosanta cultura, soprattutto nella percezione femminile del "c'è una sola vittima e un solo carnefice senza attenuanti".
Però ci sono ambiti, altri ambiti, dove è possibile essere meno delicati e dove si può dire tranquillamente "vabbé, ma te lo sei cercato"; perché per centinaia di donne dovrebbe esser diverso?
Prima di essere insultato, ci tengo a dire che il mio è un discorso fattuale non ideologico.
Comprare bond greci, andare in vacanza in costarica, mettersi a questionare con l'albanese ubriaco di piazza verdi, andare con la maglia dei C.C.C.P. ad un raduno di forzanuova, comportarsi come il protagonista di intothewild, girare di notte con microgonna.
Sono tutte situazioni ideologicamente a rischio zero ma fattualmente pericolosissime.
L'incapacità di analisi del soggetto non merita certo lo stupro o la morte ma non è il caso di attribuire più responsabilità alle donne garantendo quello che a scacchi si chiama l'iniziativa ovvero, traslato, la capacità di essere protagoniste della loro salvezza?
Suona malissimo, me ne rendo conto, inanellare parole come responsabilità assieme a donne riporta ai processi dei "morsetti" negli anni 70.
Non mi si fraintenda, non è per nulla un'attenuante, la responsabilità oggettiva del reato resta alle bestie ma è inutile continuare a negare che le vittime giochino un ruolo importante nel diventare tali.
La vittimologia parte ormai integrante della criminologia si è interrogata a lungo su queste cose, dagli anni '80 si è superata l'analisi di semplici rapporti causa effetto con la vittima totalmente passiva e ininfluente.
Spark scrive:
Il rapporto tra vittima e reo è uno degli argomenti più complessi spesso non facili da analizzare soprattutto in riferimento al movente. Quest’ultimo è il risultato di forze che cambiano e si trasformano, di impulsi e spinte che mutano a secondo dell’intensità del rapporto tra vittima e carnefice. Spesso, in alcune dinamiche omicidiarie ,si riscontra un alto grado di intensità determinato da una forte partecipazione emotiva tra reo e vittima.
Tali considerazioni hanno trovato ampia applicabilità nel momento in cui gli studiosi si sono resi conto che non si poteva più procedere in base ad un metodo lineare di causa effetto. Ogni fenomeno omicidiario analizzato non può essere ordinato, semplicemente, per azioni antecedenti e conseguenti.
Questo è il risultato di una miriade di fattori: ambientali, sociali e relazionali.
Tutte le conquiste femministe sono venute dalle vittime, dalle donne, e non credo che questa volta si farà eccezione.
Perché gli uomini odiano le donne
Oggi è la festa delle donne blablabla...
Strutture adeguate di tutela e sostegno, impegnarsi a cambiare nell'uomo (dal marito al carabiniere che compila il verbale) la cultura che uno ceffone non è di lieve entità e neanche dovuto...
Ottimo, ma poco efficace, questa è protezione passiva, funziona male e rischia di essere inutile, almeno nel breve periodo, perché in molti contesti c'è la cultura della violenza e la legittimità di esercitarla sulla donna.Cambiare questa distorsione della realtà potrebbe richiede generazioni e non sarà certo un bugiardino sponsorizzato dal ministero delle pariopportunità a fermare bestie dal continuare la mattanza.
Esistono metodi migliori per prevenire anziché curare?
Ci sono storie, come la sua che ci raccontano di una vita infernale, dove all'inizio va tutto bene e poi tutto sfocia nell'inferno.
Col massimo rispetto per il suo caso specifico scusate ma io a questa cosa della metamorfosi totale non ci credo minimamente.
Credo invece che la maggior parte delle vittime ignorino enormi campanelli d'allarme nella falsa speranza che le cose possano migliorare anziché peggiorare. E vedendo quanti omicidi avvengono nell'istruito ed emancipato nord, non ne farei neanche un discorso culturale.
Se vogliamo meno vittime bisogna potenziare la donna fornendole gli strumenti culturali e psicologici affinché non rimanga sola e comprenda tempestivamente tutti i segnali di un rapporto potenzialmente pericoloso.
E qui finisce la parte politically correct.
Sono frustrato, è una questione complessa, si potrebbe fare come negli articoli di questi giorni in cui si evidenziano i numeri dei mostri, di quanti siano gli stupri, gli omicidi.
E per carità, forse considerando l'effetto mass-iccio dei media è giusto e utile che sia così, che si diffonda la sacrosanta cultura, soprattutto nella percezione femminile del "c'è una sola vittima e un solo carnefice senza attenuanti".
Però ci sono ambiti, altri ambiti, dove è possibile essere meno delicati e dove si può dire tranquillamente "vabbé, ma te lo sei cercato"; perché per centinaia di donne dovrebbe esser diverso?
Prima di essere insultato, ci tengo a dire che il mio è un discorso fattuale non ideologico.
Comprare bond greci, andare in vacanza in costarica, mettersi a questionare con l'albanese ubriaco di piazza verdi, andare con la maglia dei C.C.C.P. ad un raduno di forzanuova, comportarsi come il protagonista di intothewild, girare di notte con microgonna.
Sono tutte situazioni ideologicamente a rischio zero ma fattualmente pericolosissime.
L'incapacità di analisi del soggetto non merita certo lo stupro o la morte ma non è il caso di attribuire più responsabilità alle donne garantendo quello che a scacchi si chiama l'iniziativa ovvero, traslato, la capacità di essere protagoniste della loro salvezza?
Suona malissimo, me ne rendo conto, inanellare parole come responsabilità assieme a donne riporta ai processi dei "morsetti" negli anni 70.
Non mi si fraintenda, non è per nulla un'attenuante, la responsabilità oggettiva del reato resta alle bestie ma è inutile continuare a negare che le vittime giochino un ruolo importante nel diventare tali.
La vittimologia parte ormai integrante della criminologia si è interrogata a lungo su queste cose, dagli anni '80 si è superata l'analisi di semplici rapporti causa effetto con la vittima totalmente passiva e ininfluente.
Spark scrive:
Il rapporto tra vittima e reo è uno degli argomenti più complessi spesso non facili da analizzare soprattutto in riferimento al movente. Quest’ultimo è il risultato di forze che cambiano e si trasformano, di impulsi e spinte che mutano a secondo dell’intensità del rapporto tra vittima e carnefice. Spesso, in alcune dinamiche omicidiarie ,si riscontra un alto grado di intensità determinato da una forte partecipazione emotiva tra reo e vittima.
Tali considerazioni hanno trovato ampia applicabilità nel momento in cui gli studiosi si sono resi conto che non si poteva più procedere in base ad un metodo lineare di causa effetto. Ogni fenomeno omicidiario analizzato non può essere ordinato, semplicemente, per azioni antecedenti e conseguenti.
Questo è il risultato di una miriade di fattori: ambientali, sociali e relazionali.
Tutte le conquiste femministe sono venute dalle vittime, dalle donne, e non credo che questa volta si farà eccezione.
giovedì 15 dicembre 2011
La condanna di essere donna
Mai come adesso mi sento inadeguato a questo tempo.
Mi immagino matrimoni gay, preservativi nelle scuole, persone che guadagnano milioni che pagano milioni di euro di tasse, un popolo che non lambisca pericolosamente l'analfabetismo, una coscienza politica europea, una corruzione ai minimi storici, un debito pubblico dimezzato, una chiesa in uno stato laico, un senso delle istituzioni senza rutti e quella feccia che ci accompagna ormai da troppo tempo.
Mi chiedo se vivrò abbastanza per vedere un' Italia diversa, e forse, siccome ho 30 anni, la risposta è si.
Ma temo non sarà comunque una grande vittoria considerando che taglieremo il traguardo come nostro solito, per ultimi e che al momento tutto quanto elencato sembra distante anni luce.
Poi c'è un' altra piaga sociale talmente invisibile da sembrare inesistente.
Nella nostra percezione sembra qualcosa di risolto, un male sociale ormai lontano.
Quanto sto per elencare non è rappresentativo di quanto ci voglia in Italia per avere una conquista sociale, però forse è rappresentativo di quanto il sistema sia incancrenito e totalmente incapace di generare riforme sociali, tanto più se si parla di donne.
1958 dopo 10 anni di lotta esce la legge Merlin, vengono chiusi i bordelli ma il senso della legge non è l'abolizione della prostituzione, bensì il blocco dello sfruttamento legalizzato di essa. (Una legge che comunque ha fallito all'atto pratico).
2012 allo stato attuale non c'è ancora una legge che abbia tentato di risolvere il problema senza ignorarlo. Resta la riduzione in schiavitù, restano le consenzienti, restano le minorenni...
Son passati 54 anni.
1965 Franca Viola, 17enne contadina siciliana viene rapita e stuprata. In base all'articolo 544 in vigore, il matrimonio riparatore col proprio strupratore fa cadere tutte le accuse. Lei dice "no"al matrimonio riparatore.
1981 viene finalmente abrogato il codice 544 ma son passati 16 anni.
1975 Massacro del Circeo, è il primo vero processo per stupro nella storia Italiana grazie anche alla presenza del movimento femminista. Sarà il dramma per migliaia di donne che usciranno allo scoperto senza protezione .Stupri reiterati, omicidi, accuse di aver provocato lo stupro, moralmente marchiate come poco di buono, perché non vittime ma colpevoli di esser state stuprate.
La difesa "avevate la veste perché avete voluto mettere i pantaloni?[...] perché io alle 9 di sera devo stare a casa mentre mio marito può uscire? e allora ognuno raccoglie i frutti che ha seminato...se questa ragazza...si fosse stata a casa...l'avessero tenuta presso il caminetto...non si sarebbe verificato niente". "signori, una violenza carnale con fellatio può essere interrotto con un morsetto...e mal si coniuga con l'ipotesi della violenza..[...]è lei la parte attiva sono loro i passivi[...]"
1996 da oggi lo stupro e l'incesto non ledono solo la moralità pubblica ma anche e soprattutto la persona.
Sentenza aprile 1994. E’ "arduo ipotizzare" una violenza sessuale fra coniugi in caso di coito orale in quanto la donna "avrebbe potuto in ogni caso facilmente reagire e sottrarsi al compimento dell’atto da lei non voluto". Sono passati 21 anni.
1930 Viene promulgato il codice penale fascista, denominato codice Rocco.
1975 viene abolito lo ius corrigendi. Il capofamiglia era uno solo (l’uomo) e aveva potere di picchiare, per fini correttivi e di disciplina, chiunque si trovasse ad abitare presso il suo domicilio, il tutto con vis modica, senza strafare diciamo! Sono passati 35 anni.
1981Viene abrogato il delitto d'onore, come giustificazione e attenuante, spesso usato per liberarsi della moglie per l'amante. Sono passati 41 anni.
Oggi gli stipendi femminili sono lontani da quelli dei maschi e il livello occupazionale delle donne in Italia è inferiore a quello della Francia.
La Francia del 1914 però.
Per quel che riguarda la violenza invece...
Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente.
Le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 22 per cento in più rispetto all'anno scorso, secondo l'allarme lanciato lo scorso giugno dal ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, firmataria di un disegno di legge, il primo in Italia specificatamente su questo reato ora all'esame in commissione Giustizia.
tratto da Repubblica.it , 21 novembre 2007
La violenza, resta comunque una pandemia a livello globale.
Mi immagino matrimoni gay, preservativi nelle scuole, persone che guadagnano milioni che pagano milioni di euro di tasse, un popolo che non lambisca pericolosamente l'analfabetismo, una coscienza politica europea, una corruzione ai minimi storici, un debito pubblico dimezzato, una chiesa in uno stato laico, un senso delle istituzioni senza rutti e quella feccia che ci accompagna ormai da troppo tempo.
Mi chiedo se vivrò abbastanza per vedere un' Italia diversa, e forse, siccome ho 30 anni, la risposta è si.
Ma temo non sarà comunque una grande vittoria considerando che taglieremo il traguardo come nostro solito, per ultimi e che al momento tutto quanto elencato sembra distante anni luce.
Poi c'è un' altra piaga sociale talmente invisibile da sembrare inesistente.
Nella nostra percezione sembra qualcosa di risolto, un male sociale ormai lontano.
Quanto sto per elencare non è rappresentativo di quanto ci voglia in Italia per avere una conquista sociale, però forse è rappresentativo di quanto il sistema sia incancrenito e totalmente incapace di generare riforme sociali, tanto più se si parla di donne.
1958 dopo 10 anni di lotta esce la legge Merlin, vengono chiusi i bordelli ma il senso della legge non è l'abolizione della prostituzione, bensì il blocco dello sfruttamento legalizzato di essa. (Una legge che comunque ha fallito all'atto pratico).
2012 allo stato attuale non c'è ancora una legge che abbia tentato di risolvere il problema senza ignorarlo. Resta la riduzione in schiavitù, restano le consenzienti, restano le minorenni...
Son passati 54 anni.
1965 Franca Viola, 17enne contadina siciliana viene rapita e stuprata. In base all'articolo 544 in vigore, il matrimonio riparatore col proprio strupratore fa cadere tutte le accuse. Lei dice "no"al matrimonio riparatore.
1981 viene finalmente abrogato il codice 544 ma son passati 16 anni.
1975 Massacro del Circeo, è il primo vero processo per stupro nella storia Italiana grazie anche alla presenza del movimento femminista. Sarà il dramma per migliaia di donne che usciranno allo scoperto senza protezione .Stupri reiterati, omicidi, accuse di aver provocato lo stupro, moralmente marchiate come poco di buono, perché non vittime ma colpevoli di esser state stuprate.
La difesa "avevate la veste perché avete voluto mettere i pantaloni?[...] perché io alle 9 di sera devo stare a casa mentre mio marito può uscire? e allora ognuno raccoglie i frutti che ha seminato...se questa ragazza...si fosse stata a casa...l'avessero tenuta presso il caminetto...non si sarebbe verificato niente". "signori, una violenza carnale con fellatio può essere interrotto con un morsetto...e mal si coniuga con l'ipotesi della violenza..[...]è lei la parte attiva sono loro i passivi[...]"
1996 da oggi lo stupro e l'incesto non ledono solo la moralità pubblica ma anche e soprattutto la persona.
Sentenza aprile 1994. E’ "arduo ipotizzare" una violenza sessuale fra coniugi in caso di coito orale in quanto la donna "avrebbe potuto in ogni caso facilmente reagire e sottrarsi al compimento dell’atto da lei non voluto". Sono passati 21 anni.
1930 Viene promulgato il codice penale fascista, denominato codice Rocco.
1975 viene abolito lo ius corrigendi. Il capofamiglia era uno solo (l’uomo) e aveva potere di picchiare, per fini correttivi e di disciplina, chiunque si trovasse ad abitare presso il suo domicilio, il tutto con vis modica, senza strafare diciamo! Sono passati 35 anni.
1981Viene abrogato il delitto d'onore, come giustificazione e attenuante, spesso usato per liberarsi della moglie per l'amante. Sono passati 41 anni.
La Francia del 1914 però.
Per quel che riguarda la violenza invece...
Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente.
Le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 22 per cento in più rispetto all'anno scorso, secondo l'allarme lanciato lo scorso giugno dal ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, firmataria di un disegno di legge, il primo in Italia specificatamente su questo reato ora all'esame in commissione Giustizia.
tratto da Repubblica.it , 21 novembre 2007
La violenza, resta comunque una pandemia a livello globale.
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